Incredibile sottomissione di mia sorella

X-Vox

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Un racconto di NICOLAFAZZA
Titolo originale: Io e mia sorella Claudia

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Per chi non mi conosce faccio una prefazione, sono una persona molto diretta e molto sincera, questa che vi sto per raccontare è la vera storia tra me e mia sorella. Accetto ogni forma di commento, ma se siete moralisti e non tollerate l'incesto io vi chiedo di non esprimere commenti.
Grazie.

Claudia, una donna oggi di 49 anni, 5 anni più grande di me, bella ora come venticinque anni fa, quando è iniziata la nostra storia d'amore. Come tutte le storie all'inizio non è stata facile anche perchè all'epoca io ero un ragazzo timido, introverso e lei una meraviglia per gli occhi di chiunque, alta 175 cm un corpo perfetto per i canoni di bellezza di quelle che venivano definite maggiorate, seno grosso quinta di misura, sedere non sproporzionato, le misure 102 63 96 non una top model dallo standar perfetto ma per un ragazzo impacciato come lo ero io erano il massimo. Già da qualche anno, ammiravo segretamente e in modo furtivo le bellezze di mia sorella, spiarla dal buco della serratura quando si faceva la doccia in vasca, o quando si cambiava in camera provocavano in me i primi turbamenti e le prime erezioni, con conseguenti frequenti masturbazioni sia diurne che notturne, si sa che i ragazzi a quell'età hanno vigore fisico e tanta voglia di esagerare con le "smanettate", dai quindici ai diciannove anni mi sono limitato a spiare mia sorella che man mano crescevo diventava sempre più disinibita ed erano frequenti le volte che potevo ammirarla in topless girare per casa, sempre quando eravamo soli.
In un giorno che ricordo come se fosse ieri, era inverno, il 12 gennaio, i nostri genitori erano via per lavoro, io a casa con la febbricola da mancanza di voglia di andare all'università lei a casa dal lavoro perchè aveva lasciato il suo per cercare nuovi sbocchi. verso le 9.30 vedo passare Claudia completamente nuda che va verso il bagno, la porta della mia camera era aperta, e lei per arrivare in bagno doveva attraversare il corridoio che dalla sua camera passava anche alla mia. La visione di quella dea dalle forme giunoniche perfette mi fece impazzire, ebbi un'erezione e subito cercai di placare la voglia con una delle solite seghe, ma anche dopo essere venuto non riuscii a mettere a posto l'arnese che svettava più di prima. Decisi di andare a spiare mia sorella e farmi una doppietta per vedere se riuscivo a calmare i miei spiriti più esagerati, li mi accorsi che la porta del bagno era aperta, intravedevo lei che si stava facendo la doccia, per un attimo i nostri sguardi si incrociarono, mi nascosi subito preso da un moto di vergogna, ma la voglia di vederla nella sua bellezza era così tanta che non me ne andai, anzi mi feci più audace fino a spingermi ad entrare millantando di non aver sentito che lei era in bagno. Quando entrai lei non ebbe nessuna reazione, anzi sorrise e continuò a lavarsi spregiudicata come non mai, mostrandomi quel boschetto curato e nero che mi faceva tanto impazzire. io mi scusai e le dissi che sarei uscito, ma ero ritroso e si vedeva, lei disse solo una frase che cambiò tutto il nostro rapporto, " ti ci sono voluti quattro anni per entrare e ora che siamo così vicini te ne vuoi andare?" in lei vidi lo sguardo di una ragazza che aveva paura di perdere la persona più cara al mondo, non so cosa mi prese, Forse le sue parole, forse la gran voglia di abbracciarla, chiusi la porta dietro di me come per dirle che non me ne sarei mai andato, entrai in vasca anche se avevo ancora in dosso maglietta e intimo e le diedi un abbraccio stretto. lei si perse in questo abbraccio e si abbandonò fino a quando non ci baciammo come due innamorati, descrivere quella sensazione è come un misto tra furia selvaggia di due lingue che si incontrano e la fusione unica di una bocca con un sapore unico quale solo l'amore fraterno può dare.




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Tra noi due ormai si era passati a uno stato più elevato e nessuno si era minimamente posto il problema di un incesto o di cosa potesse derivare da questo gesto. Non so quanto durò quell'abbraccio e quel bacio ma rimanemmo in quella posizione per un po', poi la voglia e l'istinto sessuale presero il sopravvento e incominciai a baciarla ovunque, le accarezzai il suo splendido seno e le mie labbra raggiunsero i suoi capezzoli succhiandoli con un'avidità infinita, lessi negli occhi di mia sorella il dolore che probabilmente un affannato e sgraziato ragazzo impacciato le provocava, ma lei non fece nulla anzi agevolava questa situazione stringendo il suo petto contro la mia faccia. La presi in braccio e portai fuori dalla vasca, sempre attaccati l'un l'altra ci dirigemmo verso camera mia dove con un abilità e una malizia che non sapevo di avere, la misi sul letto, lei era presa come da una favola e non disse nulla, mi guardava, io le salii sopra e il mio cazzo drittissimo era vicino alla sua bocca. Apri la bocca e dolcemente iniziò a passare la lingua sul glande che si gonfiò ancora di più di quanto era prima, io ero bloccato dal piacere di quelle labbra che iniziavano a far scomparire il mio pene. Preso dall'eccitazione spinsi in bocca tutto il mio arnese, lei ebbe un conato di vomito, ritrassi subito e mi scusai, sentii solo Claudia che mi disse: "non ho mai preso uno così grosso porta pazienza, ma non toglierlo ti prego! " quelle parole mi fecero l'effetto di un orgasmo e come appoggiai di nuovo il membro sulle sue labbra venni in modo smisurato come mai mi era capitato. Claudia sorrise e iniziò a pulirsi dallo sperma, prima gli occhi poi la bocca, e man mano lo toglieva se lo infilava tutto in bocca, poi quando ebbe finito prese il mio cazzo e se lo mise in bocca e lo leccò, mi guardò e mi disse che non ne avrebbe mai perso una goccia e che aveva un sapore buonissimo. Restai ancora a guardarla col bastone diritto, la baciai, le accarezzi le tette e scesi fino a far scorrere la mia mano sulla sua natura ricca di un soffice pelo nero, indugiai con le dita ad accarezzarla fino a quando lei mi prese la mano e con una violenza che mai mi sarei aspettata da lei, si infilò due dita delle mie nel suo grembo.
 

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Parte 2

Come sentii scivolare le dita dentro era qualcosa che mi fece impazzire, e non fui l'unico. Iniziai a muovere le mani in modo disordinato e il suo ventre assecondava i miei movimenti, mi prese la testa e incominciò a baciarmi e poi mi sussurrò la frase più bella. " voglio fare l'amore, prendimi", io non sapevo neanche da dove si partiva ma la cosa stava procedendo in modo naturale, (l'esperienza di giornali e racconti erano serviti) entrai in lei un po' a fatica, perchè anche se lei era ben lubrificata dai suoi umori il mio arnese misurava 18 cm di circonferenza e più di 20 in lunghezza, Lei non si arrese e dopo aver emesso un gridolino di dolore fece seguire uno più forte di piacere, iniziammo a muoverci all'unisono, lei ebbe subito un orgasmo intenso, lo sentivo da come si contraevano le pareti della sua femminilità più intima, io resistetti qualche minuto di più, ma poco dopo venni copiosamente dentro di lei. Sfiniti ma con una soddisfazione piena ci adagiammo sul letto, le chiesi se lei prendeva la pillola e se non avevo fatto qualche disastro, mi confortò dicendomi che da un paio di anni prendeva dei contraccettivi. averla tra le mie braccia mi rendeva orgoglioso, io la ritenevo la ragazza più bella che conoscevo, ero anche molto geloso e l'idea che qualcun'altro potesse averla mi rendeva cupo e triste, lei se ne accorse e mi chiese come mai mi ero rattristato, provai a spiegarle questa cosa e mi stupì nuovamente quando mi disse di essere innamorata di me già da qualche tempo e di non aver mai fatto nulla solo perchè era inibita dalla morale di quella parola che definisce un rapporto non normale.
Solo allora mi si aprirono gli occhi e capì perchè una ragazza come lei, bellissima e intelligente non aveva ancora un ragazzo. L'abbracciai forte e le feci una promessa che dura ancora oggi è che per lei io ci sarei sempre stato. Mi risposte che lei per me era pronta a tutto, e che sarebbe diventata quello che volevo io. Passarono dei mesi prima che compresi pienamente quella affermazione. Infatti in una delle nostre scappatelle in auto, lontano da sguardi indiscreti, mentre stavamo facendo sesso in auto lei mi chiese una cosa che mi lasciò basito ma che mi piacque davvero tanto:
" Prendimi con la forza, sbattimi come se fossi una troia di periferia" queste parole dette dalla persona che amavo e che per me fino ad allora era sinonimo di grazia e leggiadria mi lasciarono dapprima in uno stato confusionale e poi solo quando lei insistette ancora mi eccitarono a tal punto che non ci vidi più e iniziai a prendere le sue tette tra le mani e le strizzai, e poi ancora, si vedevano contorcersi nelle mie mani e lei provava piacere, allora passai ala figa che con una mano tormentavo infilando prima due dita, poi tre, la strinsi fino a schiacciare il suo bottoncino sotto il mio palmo, lei ebbe un orgasmo così intenso che non volle liberarsi della mia mano e con le sue mi aiutava a stringerla ancora più forte. Persi ogni controllo e inibizione, lei anche ci lasciamo andare e i miei baci divennero morsi sui seni e sul collo, le sue grida di piacere si amplificarono ad ogni morso, quando iniziò a dirmi " scopami sono la tua troia" io non esitai a trattarla come voleva e la trafissi senza alcun riguardo, Le piacque da impazzire e andammo avanti così per più di un ora.
Sfiniti ci sdraiammo sui sedili della nostra punto, lei ancora nuda e grondante di sperma, io con i pantaloni calati e ansimante come se avessi corso per la maratona. Si girò verso di me, mi baciò e mi disse che era stato bellissimo, e che d'ora in poi lo voleva fare sempre con quella foga, in quel modo intenso. Mi disse che lei sarebbe stata sempre a mia disposizione, ma che dovevo prometterle una cosa. La richiesta mi eccitò a tal punto da procurarmi un'ulteriore erezione evidente: mi chiese se poteva diventare la mia schiava sessuale e che avrei potuto trattarla da troia in qualsiasi momento della giornata, Ero visibilmente eccitato e intanto che le stringevo nuovamente le tette le mi disse, strizzale, mordile fanne quello che vuoi, sono tue come sono tua io.

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Avemmo uno dei rapporti più intensi fatti di sculacciate sulle tette, morsi sulla pancia e sul clitoride, sberle sul culo mentre la prendevo da dietro, lei si lasciò fare tutto e si abbandonò completamente nelle mie mani. Alla fine eravamo sconvolti ma appagati, ci dirigemmo verso un locale per sistemarci un pò prima di rientrare a casa, lei andò in bagno, la seguii e mi venne in mente di possederla li, nel bagno delle signore dell'Autogrill, la buttai dentro in quell'armadio con un cesso, non ci vedevo più le strappai le mutande e il reggiseno dopo averle abbassato il vestito, la presi da dietro e lei iniziò a dirmi di si, le bloccai la bocca per non farla urlare ma la foga era così tanta che lei si mise a tremare dal piacere, dopo un po' che la possedevo da dietro la girai la feci sedere sul wc e le misi il cazzo in bocca, tutto, premendo con forza la sua faccia contro di me, non mi riconoscevo più ma la voglia di fare queste cose era talmente forte che non riuscivo a fermarmi, lei mi assecondava e quando cercavo di togliere il cazzo dalla sua bocca, lei lo riprendeva afferrandomi da dietro e spingendo il mio culo contro di lei.
Le venni praticamente in gola, le lacrime scendevano dai suoi occhi, il trucco sfatto, ma lei mi sorrise felice come non l'avevo mai vista prima, mi chiese se ero rimasto contento e le dissi che per me era tutto un sogno. uscii da quel bagno, mi diressi a quello degli uomini e mi risistemai. Ci trovammo di fuori pochi minuti dopo, lei era bellissima, sotto il vestito si vedeva che non aveva intimo, le enormi tette si muovevano accarezzate solo dal cotone del vestitino che contro sfregando contro il capezzolo ne procuravano l'indurimento, mi avvicinai a lei e mentre stavamo uscendo, seguendo il percorso obbligato le dissi nell'orecchio di alzarsi il vestito e farmi vedere prima il culo e poi la figa, lo fece senza nemmeno batter ciglio, solo quando le dissi che poteva abbassarlo lo fece, L'eccitamento era talmente tanto in noi che eravamo totalmente incuranti della videocamera di sorveglianza. O Forse era quello il bello che ci attraeva.
Entrammo in macchina, erano le 17 e dovevamo rientrare a casa, in auto le ordinai di abbassarsi il vestito e di far vedere le tette, lo fece subito, rimanemmo qualche secondo nel piazzale prima di partire e lei non si alzò il vestito fino a quando non fummo in autostrada e le ordinai di farlo. Ero così eccitato che dissi ad alta voce: ho voglia di un pompino, ma non era nemmeno un ordine nei suoi confronti, lei si buttò a capo fitto e me lo prese in bocca ringraziandomi di quanto facevo per lei. Venni in bocca e lei mi ripuli con la lingua. eravamo a casa, i nostri genitori ci attendevano per cena, entrammo in casa come se niente di tutto questo fosse accaduto, ma io sentivo che lei era mia, che potevo possederla in ogni modo e quando lo volevo io.
 
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